Flessibilità nei sistemi automatici di iniezione di radiofarmaci

L’importanza della “flessibilità” nei sistemi automatici di iniezione multidose di radiofarmaci: la proposta di IRIS

Un gran numero di radiofarmaci diversi sono disponibile oggi sul mercato, ciascuno in grado di concentrarsi su organi e tessuti differenti. Il target puramente diagnostico è affiancato da un uso sempre più esteso di terapie radiometaboliche basato su beta e alfa emettitori. Terapie che stanno dimostrando la loro validità in uso clinico su un numero crescente di pazienti.

In questo scenario, un sistema di iniezione automatico di radiofarmaci deve porsi come obiettivo la massima flessibilità operativa e la compatibilità con diversi radioisotopi e radiofarmaci. Sistemi di questo tipo non possono permettersi quindi essere impiegati solo sull’FDG che, da unico protagonista delle PET, si vede sempre più affiancato da un numero crescente di molecole marcate 18F e anche da altri radioisotopi. Ad esempio, è significativa la crescita di traccianti a base di Ga68 che è entrata come procedura consolidata nella diagnosi dei tumori neuroendocrini.

Sul fronte delle terapie radio metaboliche, isotopi come 177Lu e 90Y rimangono, nelle loro varianti di marcatura, gli attori principali in un mercato che vede l’ingresso di terapie estremamente promettenti con alfa emettitori, primo fra tutti il 223Ra nella sua forma commerciale distribuita principalmente da Bayer.

Alla luce di queste considerazioni, un sistema di frazionamento multidose non può prescindere da queste tre caratteristiche fondamentali:

  • Permettere un accesso diretto al paziente da farmaco acquistato o prodotto internamente, senza la necessità di uno step di frazionamento in siringa;
  • Garantire la massima radioprotezione agli operatori durante le fasi di processo che vanno dalla ricezione del radiofarmaco alla sua somministrazione;
  • Garantire una flessibilità operativa in grado di coprire il maggior numero di procedure giornaliere gestite in medicina nucleare che partono, ma non si limitano, dall’FDG e terminano nel parco sempre più esteso di molecole radio-marcate.

Comecer propone con il prodotto IRIS una visione peculiare e innovativa in risposta a queste necessità.

 

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IRIS parte dal presupposto che la varietà di radiofarmaci presenti sul mercato è molto ampia al giorno d’oggi e crescerà in futuro. Come evidenziato, un sistema che vincola a un singolo radiofarmaco non riesce a coprire, e lo farà ancora meno in futuro, tutte le necessità del reparto in cui verrà impiegato. Il rischio è dunque quello di limitare l’uso dell’iniettore a una parte della routine giornaliera riducendo quindi il valore dell’investimento.

IRIS è progettato per esprimere questo valore aggiunto su uno spettro molto ampio di radiofarmaci, uscendo dalla pura diagnosi e spingendosi fino alla terapia radiometabolica.

 

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Questa flessibilità si esprime in diversi punti tecnici all’interno della macchina:

Calibratore di dose integrato

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IRIS integra un calibratore di dose prodotto dalla stessa Comecer Netherlands (ex Veenstra Instruments), ditta che da 20 anni è fra i leader europei negli strumenti di misura delle radiazioni ionizzanti e nello specifico di calibratori di dose. Questa competenza ed esperienza inserita nel cuore del dispositivo IRIS ha reso possibile poter integrare un calibratore compatto in grado di misurare isotopi diversi e spingersi anche sui beta emettitori come 90Y molto critici nei loro fattori di forma. Il calibratore di dose integrato rende possibile un’accurata dispensazione nonostante le dimensioni compatte all’interno del vano schermato dell’IRIS.

 Rispetto di normative stringenti per uso terapeutico

Approcciare le terapie radiometaboliche costringe IRIS a rispettare requisiti normativi più stringenti rispetto a prodotti analoghi sul mercato. Un processo di infusione automatica pone rischi maggiori se inserito in una fase terapeutica, con alte attività e con effetti antineoplastici, rispetto invece ad un processo diagnostico a basse attività senza l’intento specifico di rilascio di alte dosi sui tessuti. Questi rischi maggiori devono essere correttamente affrontati seguendo le indicazioni normative relative a questo tipo di dispositivi medici (Classe 2B).

Per questo specifico “intended use” e quindi per IRIS è richiesto un livello IPX2 secondo la norma IEC60601-2-24 relativa alle pompe di infusione per scopi diagnostici e terapeutici. Il requisito IPX2 è estremamente stringente ed impone, ad esempio, l’esecuzione di “prova della pioggia” (ovvero il dispositivo viene messo sotto quella che potremmo definire una doccia d’acqua senza effetti sulla funzionalità) solitamente non necessario per questo tipo di attrezzature per l’iniezione di radiofarmaci a scopo puramente diagnostico.

Attenzione ai disposable set

Per IRIS flessibilità vuol dire anche attenzioni particolari a livello di disposable set. Il disposable è il vero contenitore del prodotto sterile durante il processo di dispensazione e iniezione. La compatibilità del disposable nei confronti del farmaco è quindi fondamentale. Il disposable set è diviso in due parti, il “disposable giornaliero” (o di batch) che viene inserito all’interno della macchina e sostituito ad ogni batch di produzione e il “disposable paziente” che viene sostituito ad ogni iniezione. Il disposable giornaliero e paziente sono connessi tramite un connettore che preserva l’asetticità durante le diverse infusioni.

 

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Durante il funzionamento, la dinamica di movimenti dei fluidi e un sistema specifico di depressioni create nel disposable permettono di evitare la presenza di bolle d’aria nel circuito. Queste bolle sono dunque eliminate dalla dinamica di dispensazione e controllate tramite un apposito sensore di bolla. Delegando questo abbattimento dell’aria potenzialmente presente nel circuito alla dinamica del dispensatore è possibile evitare la presenza di un filtro ventilato come strumento per la rimozione dell’aria nel circuito.

Il filtro ventilato è infatti un elemento che può impattare sul radiofarmaco. E’ ben noto che diversi tipi di membrana filtrante possono avere effetti di “sticking” ovvero parte del radiofarmaco rimane legato alla membrana del filtro invece di fluire nel paziente. Nel caso dell’FDG questo effetto è quasi trascurabile e questo determina una non-criticità del filtro. Nel caso invece di farmaci ad alta “lipophilicity”, ad esempio, può essere critico l’uso di determinate membrane filtranti.

In questo caso IRIS permette di valutare (è necessario confrontarsi con Comecer per una analisi tecnica) diverse tipologie di filtri collegati al disposable paziente che permettano di superare eventuali limiti imposti dal filtro fornito come standard nel disposable set. Essendo l’assenza dell’aria nelle linee garantita a monte del filtro, questo può essere anche un filtro NON-ventilato e quindi scelto all’interno di una gamma più ampia in cui spesso si trovano filtri validati per specifici radiofarmaci.

Comecer sta anche collaborando con produttori di radiofarmaci per adattare i disposable dell’IRIS a specifici radiofarmaci molto attivi verso materiali plastici come PVC (solitamente usato nella gran parte di disposable set di dispensatori e iniettori). Per esempio, diversi radiofarmaci studiati per diagnosi dell’Alzheimer o in generale che si connettono con beta-amiloidi sono molto critici nei confronti di plastiche come il PVC e richiedono particolari tuberie nel disposable, specificatamente studiate. Grazie al know-how sviluppato nel parco dispensatori, Comecer sta introducendo per IRIS disposable set specifici per radiofarmaci di questo tipo di traccianti estremamente difficili da manipolare e dispensare.

Sicurezza del personale sanitario

Dal punto di vista dell’operatore ospedaliero che giornalmente affronta iniezioni di radiofarmaci è sempre più evidente il problema della crescita delle dosi di radio esposizione dovute a terapie radiometaboliche. La componente gamma che accompagna questi farmaci o la presenza di beta ad alta energia, alza il livello di rischio di questi farmaci che spesso vengono iniettati NON con processi veloci e quindi alti flussi verso il paziente, ma con infusione su tempi lunghi, non schermate (a sacca sospesa), che permettano ai tessuti di assorbire la dose nel modo corretto.

Questa lentezza di infusione, se non gestita, costituisce una fonte maggiore di irraggiamento per il personale ospedaliero. Una pompa di infusione schermata come IRIS diventa dunque ancora più fondamentale come strumento di protezione per l’operatore. Garantire che un farmaco per terapia radiometabolica acquistato già marcato o pronto all’infusione possa essere considerato al pari del flacone di FDG e quindi essere iniettato direttamente tramite IRIS, è un valore aggiunto molto importante per la sicurezza del personale sanitario.

IRIS può rendere fruibile l’uso di radiofarmaci in centri dove l’assenza di una camera calda ed di un adeguato laboratorio classificato non permettevano di uscire dall’impiego del puro FDG e dai consueti esami SPECT.

 

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In conclusione “flessibilità” per il sistema IRIS vuole dire affrontare le sfide poste dalla sempre maggior diffusione di nuovi farmaci marcati con radioisotopi ed essere pronti alla crescente richiesta di flessibilità nelle procedure diagnostiche e terapeutiche in ambito di medicina nucleare. Comecer ha progettato IRIS con l’obiettivo di porsi in anticipo su queste esigenze, creando al contempo uno strumento che risponda ai massimi criteri di sicurezza e qualità.

Per conoscere tutte le caratteristiche di IRIS visitate la pagina prodotto, dove si può anche visualizzare un video e scaricare il datasheet.

 

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